Da Leynì a Leini: storia curiosa di politica, burocrazia e toponimi.

Vi raccontiamo una storia. Quella del nome della nostra cittadina. Per la genesi del toponimo nei secoli passati, e per cenni storici approfonditi, rimandiamo al link sottostante, ci occuperemo invece di ciò che incuriosisce maggiormente, ossia, il passaggio nell’arco di poche decine di anni, dalla grafia “Leynì” ad un più piano e meno aulico “Leini”.

Tutto parte, come da consuetudine del periodo, da un Regio Decreto del 1939 il quale, su proposta del Governo Mussolini, italianizza il termine eliminando la “y” e l’accento finale.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, si verifica un ritorno di fiamma del vecchio toponimo, rintuzzato, però, dalla consuetudine popolare che, preso il sopravvento, rende salomonicamente il nome: Leinì. Sacrificando quindi la ypsilon e salvando l’accento finale.

Un ultimo colpo di scena avviene con una delibera del Ministero dell’Interno del 2009, che riporta in auge il vecchio toponimo Regio, rimescolando per l’ennesima volta le carte in tavola e togliendo l’accento finale, che si era conquistato a fatica un posto nel cuore dei leinicesi.

L’Amministrazione allora in carica, non può che prendere atto, per senso di responsabilità, del fatto che il Ministero dell’Interno, a livello ufficiale, seppellisca ogni convenzione d’uso dei cittadini e decida in autonomia. Quindi, accetta la delibera – l’unico modo per opporsi sarebbe stato un referendum, con costi elevati per i cittadini – ed a tutt’oggi, carta intestata, documenti ufficiali e personali, recano il nome Leini. Senza ypsilon. Senza accento.

Ma tutti, indistintamente, continuano a chiamare questa cittadina “Leinì”, a riprova che la burocrazia può imporre i suoi dettami, ma gli usi ed i costumi della popolazione si difendono a spada tratta.

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